Diversamente liberi n.40 Settembre

Antonio Lito con “La dura realtà” apre il numero con un ripensamento sulla propria dis/avventura con le droghe e con lo spaccio, provando a sentire le emozioni delle madri di chi viene risucchiato da questo mondo senza speranze.

Giuseppe Perrone in “Ancora e sempre… amore” ripropone un argomento forte della reclusione, la mancanza degli affetti, ma anche le attese, che ci nutrono comunque anche nell’assenza.

Lidia Vitale in “Imparare ad andare oltre” racconta l’impatto con il carcere e tutti quelli che lo popolano, con lo sguardo di chi vi entra da tirocinante timorosa e si ritrova poi carica di energia ed esperienza.

Antonio Lito, ancora, in “Castelli di sabbia” riprende le sue riflessioni in un momento ormai maturo e conclusivo dell’esperienza della reclusione, arrivando ad un vero e proprio messaggio di attesa e di speranza, di notevole significato e valore.

Maurizio Sessa in “Cosa è una custodia attenuata” racconta in cosa consiste questa forma di reclusione, in particolare nell’Istituto di Eboli, fra vita quotidiana, studio, lavoro ed attività educative e ricreative.

Fulvio Mesolella, nella consueta rubrica dedicata alle esperienze umane in contatto con la sofferenza, in “1980, Elia non vuole fare il profeta” presenta un siciliano che mette a disposizione la sua vita ed i vari ruoli che cercherà di incarnare per cercare di non essere un eroe, come piuttosto vorrebbe il suo nome, ma un testimone e un protagonista, come altri, di una cittadinanza attiva e creativa.

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