Diversamente liberi n.44 Gennaio

Diversamente liberi n.44 Gennaio

Numero doppio che apre il quinto anno di attività del giornale, per cercare di presentare anche in immagini le “teatrali emozioni” delle attività che hanno animato l’Icatt nell’anno appena chiuso.

La cronaca dell’evento è affidata a Daniela Anzalone, che ci porta nella “Luce del Natale che penetra un po’ ovunque, anche in carcere”, tramite flash di parole e di istantanee toccanti.

Enzo D’Arco, regista del laboratorio e dello spettacolo finale “Ora è (più) Natale?” racconta la magia delle quinte e del dietro le quinte degli attori -più unici che rari- che abbia potuto incontrare.

Dal punto di vista del pubblico, Ivano Ciminari, ci porta nel suo sguardo poetico su quello che chiama “Il palcoscenico dell’innocenza”.

E, per concludere questo argomento, Giulio Pragliola, racconta il “Natale in casa Icatt” dal punto di vista dell’attore che ha preparato l’omonimo spettacolo nei 7 mesi di laboratorio.

Ancora Daniela Anzalone con “Biliardo in carrozzina” ci offre una panoramica su altri sport e occupazioni che sono accessibili davvero a tutti.

Maurizio Sessa si chiede “Scrivere perché” sottolineando che, grazie alla vita di redazione del giornale ha riaperto le porte alla comunicazione col mondo.

“Scontare più che una pena” è la riflessione di Gianrico Lattanzi sugli aspetti “accessori”, che rendono più tormentosa la vita in reclusione, la lontananza dai propri affetti; su questo stesso tono anche i pensieri poetici di Salvatore Scafo, dedicati alla libertà di un uccellino che si tuffa fra le sbarre ma, innocente o colpevole, ne può almeno tornare ad uscire facilmente.

Fulvio Mesolella tra i “diversamente simili” presenta “1983 Mariapia e Adriana, un viaggio di ritorno e l’altro di sola andata”, due storie che si specchiano nella diversità e similitudine di comuni e originalissime donne del Novecento, una monaca medico che viaggia nella sofferenza e supera dubbi morali col buon senso, l’altra, madre, con una vita dedicata a mettere pace nel mondo a cominciare dalla propria e le altrui famiglie, seppellendo il dolore in se stessa.

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