Diversamente liberi n. 114-115 Novembre-Dicembre

Diversamente liberi n. 114-115 Novembre-Dicembre


Si conclude un anno, un ciclo, un cerchio. La figura geometrica ritenuta perfezione assoluta non è un caso che indichi proprio la ricorsività di un inizio, di una fine e poi ancora di un altro inizio…Quel cerchio siamo noi; quella perfezione sono le nostre imperfezioni, i nostri errori, le nostre cadute, gli sbagli tra rabbia e rivalsa, le ombre attraversate e la luce per varcare i nostri limiti. Il bilancio, l’equilibrio e il resoconto di ogni fine anno fanno di noi le persone che siamo, tra una miriade di sfaccettature diverse e diversamente libere. In questo doppio numero che scandisce, dolce e feroce, lo scoccar della mezzanotte tra 2025 e 2026, è struggente la voce della Direttrice Vitina Maioriello nel suo editoriale, che racconta quanta forza, quanta bellezza risiede in chi, dietro le sbarre, caduto dai gradini delle proprie colpe, riserba un pozzo di dignità e perseveranza, perché crede ancora in un mondo migliore, in un Sé migliore, nella riscoperta delle proprie potenzialità. Parole toccanti a disegnare il percorso di dieci anni di un progetto editoriale, nato a febbraio del 2016 – “motore per il proprio rinnovamento”, citando il testo di Daniela Anzalone – che riesce a smuovere gli animi di chi accompagna, di chi scrive, di chi legge, di chi sogna che si possa essere accettati così come siamo: non perfetti, non bianco né nero, ma una scala di grigi, che condensano altresì la speranza, la rinascita, l’umanità verso il prossimo, l’ardore per la vita. “Viva la vita così com’è!”, sembra farle eco Mario Menichini, da pochi mesi uscito dal carcere, quando cita il testo di Francesco Gabbani e racconta la sua esperienza, la sua pazienza, la tenacia e lo slancio verso il futuro che lo attende; altrettanto fa Patrizio Pepe, che ci ricorda quanto sia stata importante nel suo ritorno alla vita libera, la funzione salvifica, catartica della scrittura, resa possibile grazie a questa iniziativa creativa. Dolore e speranza, quindi, il binomio che racchiude anche le testimonianze agghiaccianti di Antonello Ioio, Salvatore Scafaro e Gennaro Capone. È utile, però, soffermarsi sulla riflessione di Antonio Falco riguardo la credibilità e la coerenza della giustizia italiana, che nel mediatico caso del noto conduttore televisivo Enzo Tortora, fece un buco nell’acqua, in un processo che si rivelò essere un mero errore giudiziario. Errori, invece, non sono ammessi per quanto riguarda l’accessibilità nelle stazioni ferroviarie e lo sa bene Benedetta Avagliano che nella sua rubrica di itinerari accessibili riporta dei consigli utili, informazioni e approfondimenti sui diritti di chi viaggia con mobilità ridotta. Sulla scia del “saperne di più”, tra narrazione passate, leggende e storia antica, segue Manuela Botticelli, che riporta alla memoria il faro di luce rappresentato da una dinastia destinata all’eterno, quella carolingia, nata proprio nella notte di Natale, in quell’atmosfera magica e mitologica che riaccende aneddoti antichi come quelli su Sant’Ambrogio a Milano, sull’alchimista Pietro Barliaro a Salerno e la nascita dei modi di dire ancora in uso nella nostra lingua. Un fascinoso passato che riecheggia nelle puntate del “Paradiso delle Signore”, soap dal sapore anni ’60, ipnotizzando il pubblico tra moda e modernità della Donna. Pasquale Federico, invece, condividendo il magnetismo dei racconti passati, ci illustra la storia del vino nel Cilento, mentre Giovanni Cordì, abbracciando il tema territoriale, ci parla degli scenari calabresi presenti nella nuova fiction Rai Sandokan e passa poi in rassegna tematiche attuali, spaziando dal cinema poco incentivato, alla cronaca, a volte nera, della “Sindrome del bambino dimenticato”. Una sindrome tutt’altro diversa, passionale e sensuale stavolta, è quella che attraversa il lettore della rubrica “di cavoli e di re”, a cura di Ivano Ciminari, che si appresta a descrivere abilmente la poesia della musica jazz e del suo interprete James Senese. Florilegio di lodi, suadenti melodie, celeri battiti d’amore scandiscono il ritmo delle sue parole encomiastiche. E per chiudere questo cerchio di “perfezione imperfetta”, tripudio di umanità e senso civico è il racconto di Fulvio Mesolella sul valore dell’insegnamento in una società che inciampa nell’impervio sentiero della fragilità umana, dove però, l’empatia di persone come Flavio e Don Lorenzo non può, non deve e non resterà solo utopia.

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