Diversamente liberi n.42 Novembre

Questo numero rievoca in copertina il ricordo traumatico del terremoto di 39 anni fa, una giornata raccontata drammaticamente da Giuseppe Cioffoletti nel secondo articolo: “Campagna, ore 19,36, la fine del mondo”. Daniela Anzalone apre con “Il mosaico Country House – locale senza barriere” la cronaca di un altro luogo della provincia di Salerno, che sceglie di essere a misura di tutti. Gianrico Lattanzi in “Chi ten’ mamm’ nu’ chiagn” rievoca in prima persona un proverbio che dice chiaramente da dove i figli traggono la loro forza, cioè dalla tenacia delle mamme che, finché ci sono, rappresentano anche la direzione in cui muoversi. Questo numero procede anche con varie riflessioni sui destini personali e dell’umanità, che si inseguono fra le mura del carcere e fra le pagine di questo giornale; Vincenzo Laperuta si chiede “Ma cosa siamo nel mondo?”, Maurizio Sessa con “Come potrebbe essere la vita a cinquant’anni?”, e Carlo Caccavale riprende lo stesso tema con “Ripensamenti utili”: tutti segni di percorsi profondi che scelgono in quest’età, per loro ormai prossima, il simbolo di un momento maturo della propria vita. E infine, con la rubrica di Fulvio Mesolella, torniamo al tema del mese con “1981 Serena, terremoto e ricostruzione di una vita (e di tante altre)”, una donna che ricostruisce se stessa e la propria famiglia all’insegna della dedizione all’arte dei rapporti umani, riprendendo l’argomento dell’immediato post-terremoto, introdotto nel numero di ottobre.

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Diversamente liberi n.41 Ottobre

Daniela Anzalone in “Personal computer solidali” apre con la cronaca di un ennesimo regalo fatto ai detenuti per le attività laboratoriali dell’Icatt, tra cui quella dello stesso giornale: due computer che arricchiscono e rendono sempre più funzionale la redazione interna.

Vincenzo Laperuta con “Uomo e natura” riflette da cittadino di Acerra sui temi della salute e del ciclo dei rifiuti, supportato dalle autorevoli conferme di chi lavora da medico su questi temi, come il meritevole dott. Antonio Marfella, che da tempo denuncia inerzia nei decisori politici.

Gianrico Lattanzi in “Un’attesa infinita” racconta di una struttura carceraria che gli consente incontri degni e di qualità con la propria famiglia, un aspetto decisivo del processo di riavvicinamento a una vita onesta e sensata e, ancora lui, in “Un giorno fantastico” rende vive le emozioni di trovarsi per la prima volta a provare l’abbraccio di riconciliazione e di verità con le proprie figlie.

Maurizio Sessa con “Io sono Diversamente libero” ribadisce il valore dell’incontro tramite la cultura con la dimensione esterna come vera e propria esperienza di liberazione, una boccata d’aria, quasi contraltare dei ricordi o incubi che Carlo Caccavale dedica in “Ricominciare” all’avventura dell’incontro con le droghe.

Infine Fulvio Mesolella, in “1980, Renato, Franco e Paolo fra le roulotte dei terremotati” racconta l’immediato dopo-terremoto di quell’anno con un episodio inedito, in cui i soccorsi vengono resi difficoltosi da decisioni di vertici lontani dai fatti e dalle persone, a loro volta travolti però dalla generosità di un intero paese che ancora non conosceva odi e divisioni nord/sud.

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Diversamente liberi n.40 Settembre

Antonio Lito con “La dura realtà” apre il numero con un ripensamento sulla propria dis/avventura con le droghe e con lo spaccio, provando a sentire le emozioni delle madri di chi viene risucchiato da questo mondo senza speranze.

Giuseppe Perrone in “Ancora e sempre… amore” ripropone un argomento forte della reclusione, la mancanza degli affetti, ma anche le attese, che ci nutrono comunque anche nell’assenza.

Lidia Vitale in “Imparare ad andare oltre” racconta l’impatto con il carcere e tutti quelli che lo popolano, con lo sguardo di chi vi entra da tirocinante timorosa e si ritrova poi carica di energia ed esperienza.

Antonio Lito, ancora, in “Castelli di sabbia” riprende le sue riflessioni in un momento ormai maturo e conclusivo dell’esperienza della reclusione, arrivando ad un vero e proprio messaggio di attesa e di speranza, di notevole significato e valore.

Maurizio Sessa in “Cosa è una custodia attenuata” racconta in cosa consiste questa forma di reclusione, in particolare nell’Istituto di Eboli, fra vita quotidiana, studio, lavoro ed attività educative e ricreative.

Fulvio Mesolella, nella consueta rubrica dedicata alle esperienze umane in contatto con la sofferenza, in “1980, Elia non vuole fare il profeta” presenta un siciliano che mette a disposizione la sua vita ed i vari ruoli che cercherà di incarnare per cercare di non essere un eroe, come piuttosto vorrebbe il suo nome, ma un testimone e un protagonista, come altri, di una cittadinanza attiva e creativa.

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