Diversamente Liberi n.119-120 Aprile-Maggio
Il nuovo numero di Diversamente Liberi è un’allegra carovana a ruote, cuore e neuroni accesi: si parte, si riflette, ci si commuove e ogni tanto si ride pure, che non guasta mai, soprattutto quando il mondo si prende troppo sul serio e certi cervelli restano ostinatamente in modalità risparmio energetico. Ad aprire le danze c’è Vitina Maioriello con i dodici anni di “Mi girano le ruote”, titolo che già da solo meriterebbe applauso, standing ovation e parcheggio riservato sotto casa, possibilmente non occupato dal solito genio convinto che “tanto sono solo cinque minuti”. Un’avventura nata tra la gente e cresciuta con un’idea semplice semplice, talmente semplice che ancora qualcuno fatica a capirla: l’inclusione non è un favore concesso dall’alto, magari dopo regolare illuminazione divina e timbro dell’ufficio complicazioni inutili, ma una sana abitudine quotidiana, come lavarsi i denti o non parcheggiare sulle strisce pedonali.
Poi la rivista spalanca porte, finestre e pure qualche finestrino: ci sono gli alpini raccontati con affetto, i ghetti dove il pregiudizio fa ancora il bullo (evidentemente non ha ricevuto il memo del ventunesimo secolo) le buone pratiche che fanno civiltà, quelle cose rivoluzionarie tipo rendere la vita più semplice agli altri, concetto che in certi ambienti viene ancora trattato come fisica quantistica. C’è la navetta elettrica gratuita del Maxistore di Eboli, prova vivente che la gentilezza può anche avere le ruote e non emettere gas di scarico e perfino Bisanzio, dove una donna nata nel fango può diventare imperatrice, alla faccia di chi crede che il destino sia scritto solo in bella calligrafia e magari firmato da qualche parruccone importante. Tra un concerto di Elisa, il cinema davvero per tutti, pagine di diario, ricordi di Carosello, riflessioni sulle parole, sul carcere, sul volontariato e sulle ferite del nostro tempo, ogni articolo mette il suo cucchiaino nella tazza grande dell’umanità: un po’ di pensiero, un po’ di memoria, un po’ di ironia e quanto basta di coscienza civile, ingrediente raro ma ancora non dichiarato estinto. Insomma, un numero da leggere tutto d’un fiato, possibilmente seduti comodi, con un caffè forte vicino e il telefono spento: non sia mai che, proprio mentre state diventando persone migliori, vi chiami qualcuno per chiedervi “ma tu dove hai parcheggiato?”
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