Diversamente liberi n. 109-110 Giugno-Luglio-Agosto
Preparatevi perché parliamo di un numero triplo della nostra rivista, quindi abbiamo tanti contributi della nostra inviata nella moda e nel design milanese, Manuela Botticelli, che ci porta fra i convegni esistenziali della rivista Elle, le celebrazioni degli stilisti, gli edifici diventati teatro di densi misteri e storie atroci, ma anche riflessioni estive sui trucchi che nel cinema enfatizzano l’orrore come nel film Lo squalo, dove fa più paura non far vedere il mostro piuttosto che esibirlo, fino a riflessioni filosofiche sul perdono nella letteratura, facendoci scoprire quanto sia difficile perdonare noi stessi: un tormento che Eugenio Perri ci fa toccare intimamente raccontandoci un po’ di sé, in altra parte del giornale. Benedetta Avagliano con “Leggere senza vedere” ci aggiorna sugli ultimi strumenti di lettura per i non vedenti, ma sembra farle eco ancora Manuela che commenta una notizia che tuttavia ci rende orgogliosi e preoccupati: la severissima legge che recentemente impone la piena accessibilità per tutti, anche ai siti on-line, proprio a noi che abbiamo avuto significative collaborazioni con amici non vedenti, a noi che abbiamo sempre chiesto loro di verificare l’accessibilità dei nostri siti e del nostro giornale, a noi che forniamo anche la versione podcast di tutti i nostri contenuti, a noi che orgogliosamente vantiamo sempre che per il momento solo la metà della nostra redazione è già in carcere, non sarà la volta buona di finire macinati da qualche cavillo della legge? Vabbé, a parte gli scherzi, in questa Italia dove non si sa mai… ma ve lo chiedete in carcere come va? C’è chi ci invita a riflettere sui rischi ancora più grandi che ci sono in caso di terremoti per i reclusi che non hanno via di fuga, come Antonio Falco, ma poi, ancora lui, ci racconta di come una via di fuga l’ha vista aprirsi grazie all’inserimento lavorativo, dopo un corso di panificatore: ora, grazie all’Articolo 21, ogni giorno esce per lavorare in un panificio, un esempio di reinserimento che ci auguriamo con lui che prosegua oltre l’Icatt. Chiedete ancora come va in carcere? Pasquale Federico si ispira alle parole poetiche di un ergastolano per ripensare a come cercare di dare senso alla reclusione: e di ricette per affrontare i giorni non ne mancano, dal castello di pasta con barbabietola e gorgonzola, inventato non a caso nel castello di Eboli, che già dalle foto, fin troppo esplicite di Giovanni Pigneri, nelle pagine del giornale sembra emanare profumi stimolanti, così come le pruriginose ipotesi sulle origini del tiramisù, di cui non manca altra foto conturbante… E qui ancora lui racconta di come le giornate siano rese stimolanti anche dall’apertura delle porte del Castello Colonna ai visitatori del Maggio dei Monumenti e dal ruolo di accompagnatore, assunto da lui ed altri ospiti dell’Icatt. E ancora altri incontri toccanti sono avvenuti nei mesi tra marzo e maggio, quelli promossi in carcere da Mi girano le ruote con i licei delle provincie di Napoli e Salerno, i cui ragazzi faranno prevalentemente scelte di indirizzi universitari di tipo sociale o di diritto: i commenti registrati qui fanno sperare in una generazione che prende davvero coscienza di cosa sia ora e cosa debba essere la giustizia. Daniela Anzalone ci racconta ancora di un’altra iniziativa dell’associazione che all’Istituto Palatucci di Campagna ha proposto Enzo D’Arco insieme ai bravissimi attori della Cantina delle arti di Sala Consilina replicando “Violata”, lo spettacolo sulla violenza sulle donne che, presentato a suo tempo anche all’Icatt, fa riflettere tutti, “colpendo basso” molto emotivamente. Ancora sul viaggio e sulla vita di una stazione dei treni ci sono le parole poetiche di Ivano Ciminari che, è evidente, nella vita avrebbe proprio dovuto fare il capostazione… Amare, come sempre, sono le ultime pagine dedicate ai numeri del carcere, in cui stavolta Carmine Emilio Lanaro ci porta alla crescita esponenziale dei minorenni che per una ragione o per un’altra, con una esecuzione penale o con un’altra sono finiti nella macchina giudiziaria e, stavolta, dolce e amara è la rubrica di Fulvio Mesolella, in cui Fabio se ne va appena prima del Covid, circondato da persone che sentono di averlo conosciuto troppo poco, eppure di averlo sentito sempre come qualcuno che, quando lo incontravi, con il suo sorriso regalava senso e bellezza almeno alla tua giornata.
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